domenica 10 maggio 2009

Turin Sherwood Camp 2009: LA DEGNA RABBIA IN MARCIA!



TURIN SHERWOOD CAMP '09: LA DEGNA RABBIA IN MARCIA!
Appello in vista del G8 University Summit di Torino del 17-19 maggio 2009


Nasciamo come rete di studentesse e studenti sensibili alle tematiche ambientali che durante la mobilitazione contro la Legge 133 hanno sentito la necessità di una più assidua e continuativa azione coordinata.
Attraverso le riflessioni di questi mesi di mobilitazione abbiamo maturato la consapevolezza che l'attuale crisi economica sia di “dimensione” e sintomatica di una più generale degenerazione politica, sociale, culturale ed ambientale. Il sistema capitalista basato sullo sfruttamento ad infinitum delle risorse, del lavoro umano e dell'ambiente non è più sostenibile. La recessione che sta colpendo tutti i “grandi” della terra ci racconta dell'assurdità di un paradigma economico fondato su una crescita infinita delle produzioni e dei consumi. E' quel meccanismo ad essersi logorato. Il passaggio logico è semplice, elementare, quasi un insulto alle intelligenze: viviamo in un pianeta finito che impone dei limiti fisici alla crescita economica (vedi Rapporto sui limiti dello sviluppo, Club di Roma, 1972).
Cambiamenti climatici in atto su scala globale, distruzione delle foreste primarie, contaminazione con sostanze inquinanti delle acque, dei suoli, dell’atmosfera: sono tutti elementi che stanno mettendo in serio pericolo gli equilibri del pianeta Terra. Di questa crisi ambientale sono in larga parte responsabili gli uomini: la
produzione di beni e servizi, che dovrebbe semplicemente dare risposta ai nostri bisogni, è diventata, per effetto di perverse logiche di mercato, una minaccia per l’ambiente, e rappresenta un pesante fardello che graverà sulle generazioni future. Siamo davanti ad un bivio: o continuare a legittimare le scellerate logiche alla base delle nostre economie e quindi augurarsi prossimi rilanci della domanda, la ripresa dell'incremento del PIL, dei consumi, delle produzioni; oppure ribellarsi alla “dittatura” dell'economico ed uscire dall'attuale modello praticando un'altra economia che rimetta al centro la giustizia sociale, gli esseri umani ed i loro reali bisogni.
Questa crisi economica può allora essere letta come un'opportunità per costruire un mondo fondato sul “buon vivere” - lontano dall'idea di benessere legata all'accumulazione materiale – basato invece su economie locali che valorizzino il territorio, l'ambiente e si contraddistinguano per valori come cooperazione, reciprocità, autonomia. Centrale è l'idea di un'altra economia dove vi siano opportunità di lavoro nel riutilizzo e nel riciclaggio dei materiali, nelle ristrutturazioni finalizzate all'efficienza ed al risparmio, nella diversificazione e nella diffusione su piccola scala della produzione energetica, nelle produzioni sostenibili basate su meccanismi solidali. Molto si giocherà sulla capacità o meno di affrontare la tematica ambientale non come un problema settoriale ma come un problema relazionale, in un approccio che privilegi il territorio in una dinamica di relazioni virtuose tra sostenibilità ambientale, sociale, economica, politica. Una vera sostenibilità potrà essere raggiunta solo se si avrà il coraggio di mettere in discussione il modello economico ed il concetto di sviluppo considerato invariabilmente legato alla crescita economica.
Tutto ciò sarà possibile solo con vera e propria “rivoluzione democratica” che parli di cura dei beni comuni, partecipazione, il poter decidere in merito alle proprie esistenze.

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