giovedì 23 ottobre 2008

Che vengano, noi siamo qui.







Dall’intervista rilasciata dal senatore Francesco Cossiga al quotidiano La Nazione.

Domanda - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta - Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che…

R - Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo
Paese.

RISPOSTA: I TERRORISTI SIETE VOI.

lunedì 20 ottobre 2008

MARTEDI' 21-15° GIORNO-SECONDA COLAZIONE E PROGRAMMA DELLA SETTIMANA!


IL CAMPEGGIO DI AGRARIA E VETERINARIA (R)ESISTE!
-15° GIORNO-

PROGRAMMA SETTIMANALE DELLE INIZIATIVE IN FACOLTA’

MARTEDI’ 21 OTTOBRE

ORE 8.00-9.00

VI OFFRIAMO LA SECONDA COLAZIONE IN ATRIO!!!

PROIEZIONE DEL VIDEO-DOCUMENTARIO SULLA NOSTRA OCCUPAZIONE REALIZZATO DA GEMMA SANTI.

ORE 13.00

SIETE TUTTI INVITATI A PORTARVI IL PRANZO SUI PRATI VICINO AL CAMPEGGIO.

ORE 18.00

IMPORTANTE!!! ASSEMBLEA
ORDINE DEL GIORNO
*
COSA SI DICE A TORINO, MOBILITAZIONI D’ATENEO E CITTADINE
(ASSEMBLEA GENERALE DI TUTTI GLI STUDENTI MERCOLEDI' 22 ORE 14.00 IN RETTORATO, TAVOLA ROTONDA CITTADINA GIOVEDI' 23 ORE 21 A P. NUOVO CON DOCENTI, RICERCATORI, MAESTRI, GENITORI, STUDENTI MEDI, SINDACATI ECC..)IN VISTA DELL’ARRIVO DEL MINISTRO GELMINI A TORINO MARTEDI 28 OTTOBRE; COME SI STANNO MUOVENDO LE ALTRE FACOLTA' CONTRO LA LEGGE 133?


LEZIONI IN STRADA, A PARTIRE DA LUNEDI 27 E SEMINARI IN CAMPEGGIO A PARTIRE DA DOMANI 22 OTTOBRE: NON BLOCCHIAMO LA DIDATTICA, VIVIAMOLA!

ORE 20.00

CHIUSURA CANCELLI
CHI VUOLE RESTARE AL CAMPEGGIO SI PORTI IL SACCOAPELO!

MERCOLEDI’ 22

ORE 18.00
SEMINARIO IN CAMPEGGIO

DOTT. LORENZO PERIS, MOVIMENTO BIO, AIAB NAZIONALE.

TERRA’ IL SEMINARIO “BIO TRA KM 0 E SVILUPPO NEL MONDO”.

ORE 20.00
CHIUSURA CANCELLI
CHI VUOLE RESTARE AL CAMPEGGIO SI PORTI IL SACCOAPELO!

VENERDI 24 OTTOBRE
ORE 14.30
SEMINARIO IN CAMPEGGIO
LUCA MERCALLI
TERRA' IL SEMINARIO-DIBATTITO SU "ENERGIA E AMBIENTE" NELL'AMBITO DELLA GIORNATA "NO NUKE" CONTRO AL NUCLEARE
(RICORDIAMO CHE LA LEGGE 133 OLTRE CHE TOCCARE L'UNIVERSITA' RIAPRE IN ITALIA LA QUESTIONE DEL NUCLEARE!)

ORE 20.00

CHIUSURA CANCELLI
CHI VUOLE RESTARE AL CAMPEGGIO SI PORTI IL SACCOAPELO!

ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI DEL CAMPEGGIO AGRARIA E VETERINARIA

giovedì 16 ottobre 2008

IL THE DEL VENERDI'

IL CAMPEGGIO DI AGRARIA E VETERINARIA (R)ESISTE!

LE INIZIATIVE DI OGGI:

ORE 8.00-9.00
OFFRIAMO LA COLAZIONE IN ATRIO!

ORE 13.00
SIETE TUTTI INVITATI A PORTARVI IL PRANZO SUI PRATI VICINO AL CAMPEGGIO

ORE 15.00
ASSEMBLEA

ORDINE DEL GIORNO:

QUALE RIFORMA DELL'UNIVERSITA' VOGLIAMO?
NIENTE TAGLI INDISCRIMINATI NE PRIVATIZZAZIONE MA MIGLIORAMENTO DELL'OFFERTA FORMATIVA DEi SERVIZI E DELL'EFFICIENZA, PERCHE' LA LEGGE TAGLIA EGUALMENTE AD ATENEI EFFICENTI E SPRECONI?

COME SI STANNO MUOVENDO LE ALTRE FACOLTA' CONTRO LA LEGGE 133?

ASSEMBLEA D'ATENEO A TORINO IL 22 OTTOBRE.

LEZIONI IN STRADA E SEMINARI IN CAMPEGGIO: NON BLOCHIAMO LA DIDATTICA, VIVIAMOLA!

COMUNICAZIONI: STRISCIONI, SCRITTE SULLA COLLINA, VIDEO E ARTICOLI BASTANO? FACCIAMO DI PIU'!

ORE 18.00
SEMINARIO SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL'ECONOMIA MONTANA.
FACCIAMO PIU' DIDATTICA NON MENO!

ORE 20.00
CHIUSURA CANCELLI
CHI VUOLE RESTARE AL CAMPEGGIO SI PORTI IL SACCOAPELO!


ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI DEL CAMPEGGIO AGRARIA E VETERINARIA

mercoledì 15 ottobre 2008

alcune foto

I veterinari, Riccardo e Chiara, si abbiam capito ci son anche loro a occupare e in forze!


Alcuni momenti della serata...




Davanti a Palazzo Nuovo, fine del corteo


Arrivo del corteo con la nostra tenda davanti a Palazzo Nuovo


Il nosto striscione al corteo del 10 ottobre






mastro toffy che tenta di domare le fiamme...

La riunione del Coordinamento UniTO Intefacoltà in trasferta sui prati occupati.

il nostro spezzone al corteo del 10 che porta la tenda in giro per le strade di Torino.

Il primo video serio dell'occupazione!!!


Realizzato dalla nostra videomaker ufficiale Gemma Santi che ringraziamo.

sabato 11 ottobre 2008

Articolo su Luna Nuova del 10/10/08 a pag. 33

IL TITOLO E LA FOTO IN PRIMA PAGINA!






La Lettera al Presidente della Repubblica di Gabriele

Se si va sul sito http://www.quirinale.it/ è possibile scrivere una lettera al Presidente della Repubblica.

Io ho scritto questo:

Egregio Presidente della Repubblica,
sono uno studente universitario che frequenta la Facoltà di Agraria dell'Università di Torino, nel corso di Viticoltura ed Enologia.
Da martedì 11 ottobre stiamo occupando la nostra Facoltà e quella di Medicina Veterinaria, in una modalità pacifica: un campeggio nei prati della stessa. Questo ci permette di frequentare regolarmente le lezioni e di farle frequentare ai nostri compagni, in quanto noi protestiamo per garantire a noi e ai futuri studenti un’Università ed una Scuola libera e statale come anche previsto dalla Costituzione italiana e sarebbe un controsenso e controproducente per noi stessi bloccare le lezioni o le lauree.
All’interno della nostra occupazione è presente una sola bandiera, il tricolore italiano, in quanto siamo cittadini italiani e vogliamo far capire che non protestiamo per contrastare un governo o una fazione politica, ma una legge che sarebbe in contrasto col diritto allo studio, nostro e delle generazioni future.
Per questo Le chiedo di non approvarla, e, magari, di fare degli appelli pubblici nei quali sensibilizzare la popolazione.
Forse Le chiedo troppo, ma ho fiducia in Lei e nel Suo ruolo di Presidente della Repubblica Italiana.
In fede,
augurandoLe una buona giornata,
Gabriele Busso

Video del 9 Ottobre

AL POMERIGGIO


ALLA SERA

venerdì 10 ottobre 2008

La mobilitazione studentesca di oggi su ansa.it

SCUOLA, STUDENTI IN PIAZZA CONTRO IL DECRETO GELMINI
ROMA - Migliaia di studenti - 300 mila, secondo l'Unione degli Studenti - sono in piazza da questa mattina in un centinaio di città italiane per protestare contro il progetto della scuola del ministro Mariastella Gelmini. Nei cortei e nelle piazze, la manifestazione - indetta dall'Unione degli studenti (Uds) - contro il maestro unico, i tagli al settore, la reintroduzione del voto di condotta registra cori e striscioni contro la politica del governo. L'associazione studentesca parla di 40 mila manifestanti a Roma, altrettanti a Napoli e Torino, 30 mila a Milano, 15 mila a Firenze. E il 30 ottobre, si replica.

L'Uds ha già annunciato che sarà di nuovo in piazza con i lavoratori della scuola in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati del settore. A Genova la manifestazione - durante la quale sono stati lanciati anche fumogeni e insulti rivolti al ministro - è stata aperta da uno striscione con su scritto "Scuole come prigioni ci avete rotto i ...".

C'era anche chi ha indossato magliette con scritte "Moratti+Fioroni+Gelmini=una scuola senza cervelli". In molte città, le manifestazioni si svolgono insieme agli studenti universitari (Udu), anch'essi critici verso le iniziative dell'esecutivo nei confronti degli atenei; contestano, in particolare, il numero chiuso, il blocco delle assunzioni, le poche risorse. A Roma, la protesta (per gli organizzatori ci sono 40 mila studenti) si è espressa in un "concerto-sconcerto" dedicato al ministro per sottolineare che la scuola "torna indietro di 50 anni". "Siamo in piazza per smascherare le balle di questo governo" dice un componente della Rete degli studenti medi. "Non è che l'inizio" ci tengono a dire i manifestanti a Napoli: "questa protesta è la prima di una lunga serie, la nostra lotta durerà tutto l'autunno. Ostacoleremo in tutti i modi i provvedimenti della Gelmini".

Cinquemila gli studenti scesi in piazza a Firenze. Tra gli striscioni: "Outlet: -50% docenti -7% studenti ricercatori 3x2", "Gelmini rimanda a settembre". "Con il voto in condotta ci tappano la bocca" gridano gli studenti che marciano a Milano. A testimoniare i possibili effetti della riforma, in testa al corteo è trasportata da due ragazzi una bara nera con la scritta 'scuola'. Intanto, la Gilda degli insegnanti definisce un "accordo storico" l'intesa fra i sindacati della scuola per lo sciopero generale del 30 ottobre.

...ed ecco il corteo di oggi a Torino, 40.000 studenti! e ci siamo anche noi in delegazione!
Aguzzate la vista,
se vedete una tenda ad igloo che galeggia in mezzo al mare di gente...non avete le allucinazioni, siam proprio noi!

Il nostro campeggio ce lo portiamo dietro anche in trasferta!!!

Video 3° giorno di occupazione: si montano ancora tende!



Gabriele, studente del primo anno del corso di Viticoltura ed Enologia, ha girato questo breve video e l'ha messo su youtube.
Le immagini rendono molto bene la realtà di Agraria e Medicina Veterinaria. In Occupazione, sui prati!

giovedì 9 ottobre 2008

DIGITO: Studenti contro la Riforma Gelmini - di Serena Carta



DIGITO: Studenti contro la Riforma Gelmini
di Serena Carta


Palermo, Napoli, Roma, Bologna, Firenze, Pisa, Padova, Milano, Torino. In questi giorni, in ognuna di queste città, gli Atenei sono in stato di agitazione. Con il debutto dell’anno accademico, infatti, tutto il mondo universitario è stato attraversato da una scossa chiamata all’unisono “No-Gelmini”. Dietro allo slogan, è vivo il sentimento di contrarietà nei confronti delle riforme sull’Università italiana contenute nella Legge 133/2008.

COSA DICE LA LEGGE?
Tre sono i punti principali della riforma.
Il taglio dei finanziamenti agli Atenei del 20% (in 5 anni 1 miliardo 441,5 milioni di euro in meno) (Art. 66). Secondo il mondo accademico, il minore investimento per l’Università si tradurrebbe in una bassa qualità della didattica e della ricerca (già poco competitiva nel panorama europeo) e nell’aumento delle tasse per gli studenti.
La possibilità di trasformazione degli Atenei da enti pubblici a fondazioni private (Art. 16). Privatizzando l’Università lo Stato rischia di disinteressarsi di un servizio pubblico costituzionalmente garantito (Art. 33) e fa riferimento a un modello economico-sociale molto diverso da quello italiano e più simile a quello anglosassone.
Il blocco del turnover al 20% (su dieci pensionamenti le assunzioni potranno essere solo due) (Art. 66). La riduzione del numero dei docenti corrisponde principalmente a tre conseguenze: l’impossibilità di accesso dei giovani ricercatori alla carriera universitaria, la fuga di cervelli all’estero e l’invecchiamento ulteriore della classe dei docenti.

COSA FANNO GLI STUDENTI?
Per domani è stata indetta a livello nazionale dagli studenti medi una manifestazione di piazza contro la riforma sull’Università. A Torino, appuntamento alle 8h30 davanti a Palazzo Nuovo per le Facoltà umanistiche e, alla stessa ora, davanti alla Facoltà di Fisica per i poli scientifici: i due spezzoni si incontreranno poi in Via Po da dove raggiungeranno Piazza Albarello per marciare insieme agli studenti medi. Ma questa è solo l’ultima delle attività di protesta dell’Ateneo torinese. Ad essa tante ne sono precedute ed altre ne seguiranno.
La mobilitazione nella nostra città è iniziata a fine settembre con la sospensione delle prime ore d’insegnamento, momento nel quale docenti e studenti hanno spiegato nelle aule la Legge. La Facoltà di Fisica è poi scesa in strada a fare lezione, mentre Chimica ha dichiarato il blocco della didattica a partire dal 6 ottobre fino a quando i rettori non incontreranno il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca); a Scienze Politiche è invece prevista per le prossime settimane “una maratona 48 ore” in cui docenti, studenti e ricercatori si confronteranno sui termini della riforma al fine di stilare un documento per “un’altra Università possibile”. L’obiettivo è marciare con lo stesso passo e gli sforzi sinora compiuti vanno nella direzione dell’unitarietà.

AGRARIA “ABITATA”
Sino ad oggi i più concreti nella mobilitazione “No-Gelmini” sono stati gli studenti di Agraria e Medicina Veterinaria, che martedì 7 ottobre hanno inaugurato nei prati della Facoltà un presidio permanente per “difendere l’Università come dovrebbe essere: libera, pubblica, statale”. L’occupazione prevede un accampamento di 25 tende, dove più di una cinquantina di studenti hanno trascorso le scorse due notti. E’ stato scelto di “abitare l’Università per fare vivere la Facoltà oltre gli orari delle lezioni”: lezioni che non saranno sospese, dal momento che sarebbe contraddittorio combattere per il diritto allo studio e poi interrompere la didattica. Con questa forte presa di posizione, le Facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria sono il simbolo più visibile del malcontento che regna tra gli studenti di questi tempi.
La determinazione a difendere l’Università italiana come luogo di alta formazione e di diffusione di saperi ben si legge nelle parole di Fulvio Grandinetti (Rappresentante degli studenti d’Agraria) ai microfoni di Radio Blackout: “Dobbiamo agire. E’ finito il tempo delle analisi. Dobbiamo mobilitarci in modo creativo e intelligente. Dobbiamo veramente tornare ad essere protagonisti della nostra Università: libera, pubblica e statale!”.

Articolo su La Stampa del 8/10/08 a pag. 70


Interviste & contatto con i media


In questi giorni sia RadioFlash che Radio BlackOut ci stanno telefonando per interviste e dirette radiofoniche.
Ecco le interviste a Radio BlackOut:
intervista 1: http://piemonte.indymedia.org/attachments/oct2008/agraria.mp3
intervista 2: http://piemonte.indymedia.org/attachments/oct2008/agraria3.mp3

Intervista e video da Primantenna
www.primantenna.it
Titolo: Torino campeggio di protesta all'Università
Il Governo ha lanciato una offensiva contro la scuola italiana: la pensano così gli studenti del collettivo il faggio della Facoltà di Agraria che per protestare hanno allestito un campeggio nei prati dell'Università.

Abbiamo inoltre contatti con giornalisti de La Stampa e Luna Nuova.
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mercoledì 8 ottobre 2008

Articolo su Luna Nuova del 7/10/08 a pag. 31





Da segnalare, per la comprensione di questo articolo, questa informazione: sia Giuseppe Severino Vaira e sia Aldo Olivero appartengono al movimento di Comunione e Liberazione. Il primo è rappresentante degli studenti eletto nella lista "Obiettivo Studenti" ad Agraria (Consiglio di Facoltà e Senato Accademico): è uno dei senatori degli studenti che all'ultimo Senato Studenti in seduta allargata ha votato contro la discussione e il confronto sulla Legge 133/08, privando così gli studenti presenti di un dibattito pubblico e partecipato con i propri rappresentanti su un tema tanto importante.
Il secondo è consigliere comunale a Grugliasco per il gruppo "Verso il Popolo della Libertà" (eletto nella lista UDC-Forza Italia alle ultime comunali) e anche lui è rappresentante degli studenti al Politecnico nella lista "Lavori in Corso", la lista ciellina del Politecnico.

martedì 7 ottobre 2008

Articolo su La Stampa del 7/10/08 Intervista al Rettore


Articolo su La Stampa del 7/10/08 a pag. 61



Dice esplicitamente:

Ad Agraria e Veterinaria, nel Campus di Grugliasco, partirà invece un campeggio di protesta di studenti del Coordinamento UniTO che non lasceranno le tende la notte: "La nostra mobilitazione sarà pacifica. Terremo assemblee sui prati ogni giorno e chiederemo ai docenti di tenere lì lezioni e seminari."

Comunicato degli occupanti a tutti gli studenti UniTO


La Conoscenza è un bene comune, non una merce da pagare a caro prezzo!
NO LEGGE 133/08!



Grugliasco, Martedì 7 Ottobre 2008

Mentre vi stiamo parlando, o mentre qualcuno legge questo comunicato per noi, la Facoltà di Agraria e la Facoltà di Medicina Veterinaria sono occupate: abbiamo montato le tende sui prati del campus di Grugliasco e pernotteremo in loco ad oltranza (sperando che il clima non sia troppo inclemente!) chiedendo il ritiro della Legge 133/08 e una ridiscussione dei provvedimenti sull’Università con tutte le componenti universitarie e sindacali.
Vi Portiamo un caloroso saluto da parte degli studenti di Agraria e Medicina Veterinaria, riuniti nei gruppi indipendenti, non partitici e non confessionali “IL FAGGIO” per Agraria e “Nuova.Mente Veterinaria” per Medicina Veterinaria e di tutti quelli che con noi aderiscono alla protesta.
L’intento con cui ci mobilitiamo è di difendere l’Università come dovrebbe essere: libera, pubblica, e statale; chiediamo solo ciò che è previsto dalla Costituzione Italiana:


Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.



Esercitiamo così la nostra cittadinanza, abbiamo scelto di abitare l’Universita’, per riappropriarci di ciò che e nostro, per vivere la nostra Facoltà oltre gli orari delle lezioni.
Lezioni che non saranno sospese… al massimo spostate anch’esse nei prati dai docenti e ricercatori che condividono con noi l’esigenza di mobilitarsi, senza però perdere per strada proprio ciò per cui stiamo lottando, una buona didattica, ACCESSIBILE A TUTTI, frutto diretto di una ricerca libera e perciò PUBBLICA e STATALE.

Presidiamo per ricordarci e ricordare a tutti che le leggi del nostro stato dovrebbero migliorare le condizioni dei suoi cittadini e non peggiorarle drammaticamente su tutti i fronti come fa la legge 133/08; perciò nel nostro campeggio batte una sola bandiera: il tricolore italiano.
I veri cittadini siamo noi, non chi usa leggi e poteri dello Stato contro quelli che sono i principi sanciti dalla Costituzione.
Noi a Grugliasco abbiamo sfruttato il nostro territorio, i prati e gli alberi, perché è questo quello che abbiamo qui. La nostra mobilitazione è partita da un’assemblea generale tra le due Facoltà, in cui oltre a noi rappresentanti sono intervenuti i due presidi e chiunque avesse da fare un intervento, in cui abbiamo informato gli studenti della situazione e raccolto adesioni alla protesta. All’assemblea erano presenti più di 300 persone tra studenti, docenti e amministrativi.
L’Università non deve essere una fabbrica di CFU e titoli di studio, di specialisti che andranno a fare un lavoro con poche competenze e nessuna coscienza – anche se a qualcuno interessa concepirla così – ma è il luogo di più alta formazionee diffusione di libero sapere e noi come cittadini di questa piccola società abbiamo il diritto e il dovere di (pre)occuparci di essa anche dal punto di vista politico, intendendola come la nostra Polis.
L’appello che vi rivolgiamo, colleghi studenti, è questo: informatevi e partecipate, mettetevi in contatto con i docenti e i ricercatori, siate protagonisti della vostra formazione!
Mobilitatevi a modo vostro nella vostra Facoltà’.
Dobbiamo cambiare modo di pensare e di agire, le vecchie formule non sono compatibili con la situazione attuale, dobbiamo sforzarci di maturare nuove forme di protesta, creative, intelligenti, che coinvolgano il territorio e la cittadinanza, che stimolino la partecipazione, fondamento della democrazia.
Ovviamente vi invitiamo tutti a venirci a trovare al campeggio, basta che ci fate sapere prima quando arrivate: così portiamo vino per tutti.

Collettivo il FAGGIO – Studenti di Agraria
Nuova.Mente Veterinaria – Studenti di Veterinaria

COORDINAMENTO UNITO INTERFACOLTA’

venerdì 3 ottobre 2008

Discorso in difesa della scuola pubblica e per tutti

Questo discorso, che ha 58 anni, ma sembra scritto ieri, è stato letto dagli studenti al termine dell'assemblea generale delle Facoltà di Agraria e Veterianaria del 2 ottobre.



Calamandrei, 1950: Discorso in difesa della scuola pubblica.

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950 – pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.

Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950