martedì 18 novembre 2008

Newsletter NO GELMINI: ROMA ANDATA E RITORNO!

Tornati da Roma, è ora di cavalcare l'Onda!
tanti progetti e richieste coordinate a livello nazionale e l'organizzazione di uno sciopero generale di tutte le categorie già indetto per il 12 dicembre.

Contemporaneamente dobbiamo organizzare concerti (forse i linea 77) e
cene di autofinanziamento per finire di pagare il treno.

___ ASSEMBLEA NO GELMINI
Questo è il quadro generale, che verrà esposto meglio e discusso in
Assemblea No Gelmini che si terrà a Grugliasco (secondo gli ultimi
accordi di ruotare l'assemblea nelle varie sedi) verso fine settimana
per dare tempo a tutte le facoltà e i collettivi di riunirsi prima.

Probabilmente sarà giovedì attorno alle 17.00, tenete d'occhio la
Newsletter per info precise e definitive.

____ SCIENZE MFN
Questa settimana, infine, i collettivi di scienze occupano Geologia
(appiccicato a Fisica, via Valperga 35), con il seguente programma:

Lunedì 17 Novembre h 21.30
Dott. Diego Coppola : “Monitoraggio satellitare a scopi ambientali:
dal rischio vulcanico al
rischio incendi.”
Dott. Marco Laiolo : “Stromboli : ricerca e monitoraggio di un vulcano
attivo.”

Martedì 18 Novembre h 21.30
Dott. Marco Beltrando : “L’evoluzione delle montagne : da Leonardo
alla Yo-Yo Tectonics.”

Mercoledì 19 Novembre h 21.30
Prof. Roberto Compagnoni : “La TAV in Val di Susa : i problemi geo-
mineralogici.”

_____MARTEDI' 18
h 15.00 il dams fa un SEMINARIO sui TAGLI alla CULTURA; intervengono
franca varallo, docente di museologia
>valerio terraroli, docente di storia dell'arte contemporanea
armando petrini, ricercatore di organizzazione ed economia dello
spettacolo teatrale

_____MERCOLEDI' 19
h 18.00 alla Palazzina Einaudi si riunisce il "CANTIERE DELL'ONDA",
nome dato al gruppo interfacoltà che lavorerà a lungo termine su un
progetto di altra università (anche a partire dal documento elaborato
dall'assemblea nazionale di Roma dei giorni scorsi)

h 20.00 (circa?) APERITIVO LETTERARIO a Palazzo Nuovo, organizzato da
Lettere e Filosofia

____ GIOVEDI' 20
h 13.00 Assemblea interfacoltà di Palazzo Nuovo: necessaria la
presenza di tutti i collettivi di facoltà perchè in preparazione della
No Gelmini.


_____ VIDEO

Alcuni Video di Gemma, già montati e caricati

http://it.youtube.com/watch?v=W8NjautQZfI
http://it.youtube.com/watch?v=Yv0Abr0me54
http://it.youtube.com/watch?v=-uUTdQnARXI
http://it.youtube.com/watch?v=PypUT09gJRs

_____ALLEGATI

Per evitare duemila mail, attacco tutti i documenti in coda qui sotto.
Non vi spaventate per la lunghezza, sono leggibili a rate! Trovate:
- Documento di Roma: primo workshop --> didattica
- Documento di Roma: secondo workshop --> diritto allo studio e
welfare
- Documento di Roma: terzo workshop --> Ricerca, Formazione e lavoro
- Documento di Roma: conclusivo
- Invito Cantiere dell'Onda
- Botta e risposta Senato Studenti del 13.11

- DOCUMENTO ROMA: DIDATTICA -

Primo workshop: la didattica
La complessità emersa nell´ambito di una discussione sull´autoriforma
della didattica, ha messo in luce la molteplicità di articolazioni
possibili tramite le quali immaginare una ristrutturazione dei
processi didattici, cosi da poterli ripensare come non piu asserviti
alla logica di disciplinamento introdotta dall´università del 3+2. Al
tempo stesso queste differenze e pluralitá attestano tanto l´inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti
specifici, quanto la necessità diffusa di ripensare una trasformazione
radicale dei processi formativi.
Infatti, pur nelle differenze é emersa una chiara e totale opposizione
al modello definito in Italia dal 3+2. Dall´assemblea si é prodotto
quindi un dibattito complesso, espressione dell´esigenza dei
differenti nodi di affrontare una discussione progettuale sull
l´autoriforma della didattica che dovesse tenere conto dell
l´articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero
risaltare la volontà di avviare un processo costituente e non di
arrivare ad una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell
l´attraversamento quotidiano delle facoltá e degli atenei giá aprono
spazi di riappropriazione e decisione.
Da questo punto di vista sono emersi punti di convergenza vertenziali
tra le differenti realtá.
1) Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito.
Da questo punto di vista si è prodotto un dibattito non sintetizzabile
sulle modalità attraverso cui raggiungere l´obiettivo.
2) Critica alla parcellizzazione degli esami e proposte di
riaccorpamento per favorire un sapere critico e complessivo
3) Rivendicazione di un´equa retribuzione del lavoro svolto in stages
e tirocini: in ogni caso va garantito il carattere facoltativo degli
stessi.
4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono
esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a
maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell´AQUIS. In secondo
luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati
sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme
che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá.
5) Abolizione dei blocchi all´accesso e lungo il percorso di
formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come
sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri
progressivi di stratificazione sociale.
6) Abolizione della frequenza obbligatoria come strumento di controllo
sui tempi di vita e di studio.
7) Revisione dei piani di studio nella direzione di una conquista di
una maggiore libertà dei propri percorsi formativi.
8) Le università del sud Italia hanno posto ulteriori motivazioni alla
necessità della natura pubblica dell´università. La specificità dei
loro territori pone l´accento su una massiccia corruzione.
Il dibattito del workshop è stato attraversato da un´analisi comune:
quello di concepire il processo di autoriforma non come un disegno
organico o un intervento legislativo, ma come il recupero di spazi di
decisione diretta da parte degli studenti. Questo ha significato
critica alla rappresentanza studentesca, ai processi di
gerarchizzazione dell´amministrazione universitaria, e necessità dell
l´organizzazione autonoma del conflitto: riappropriazione di spazi
(biblioteche, laboratori, aule autogestite, etc.) e di tempo,
diffusione critica e autonoma del sapere.
Accanto a questo si è sviluppato un dibattito articolato e aperto
sulla proposta dell´autoformazione: questa è una tra le varie pratiche
sperimentate per l´inflazionamento e il sabotaggio del sistema del
credito. La discussione su modalità autogestite di didattica ha dato
spunto per proporre e approfondire la didattica partecipata, e che, in
ogni caso, destrutturasse un rapporto gerarchico e verticale nella
trasmissione del sapere: così come ha posto molta attenzione alla
formazione non come accumulo indistinto di nozioni, ma come produzione
di sapere critico.
Concludiamo ricordando l´indicazione di metodo rispetto al
proseguimento delle lotte indicate durante questi due giorni: la
cooperazione nasce dal dibattito propositivo e non ideologico tra le
varie realtá che sperimentano in maniera autonoma conflitto dentro l´università.

- DOCUMENTO ROMA:
DIRITTO ALLO STUDIO E WELFARE -

Secondo workshop: welfare e diritto allo studio
Il workshop di ieri è stato partecipato da circa un migliaio di
persone, al pari degli altri due. Si tratta, evidentemente, di un dato
eccezionale dal punto di vista della quantità, in piena continuità con
l´assemblea nazionale nel suo complesso e con queste straordinarie
settimane di mobilitazione che stiamo vivendo. Ma c´è di più. Il dato
della discussione di ieri è eccezionale anche dal punto di vista
qualitativo. I quasi cento interventi da tutte le città che si sono
susseguiti per più di sette ore di intensa discussione segnano un
deciso e importante passaggio in avanti nell´elaborazione collettiva e
nella costruzione di agenda politica su temi assolutamente decisivi
per il movimento.
Lo slogan che attraversa e che maggiormente caratterizza le
mobilitazioni universitarie, "Noi la crisi non la paghiamo", definisce
già con chiarezza la centralità delle questioni del Welfare e del
lavoro dentro la riflessione politica e i processi di conflitto che si
sono dati nelle mobilitazioni di queste settimane.
Sulla crisi finanziaria globale si registrano varie interpretazioni,
talora contrastanti anche negli stessi ambiti del pensiero critico e
radicale. In questo workshop, com´è stato più volte ribadito, il
nostro obiettivo non era la definizione in termini di analisi di
genealogia e tendenze dell´attuale crisi: essendo questo un tema di
straordinaria importanza e attualità, preferiamo a tal fine proporre
fin da subito la costruzione di uno o più momenti seminariali. Il
nostro punto di partenza è stato invece la definizione del carattere
politico e il terreno di lotta che attorno al tema della crisi si
apre, più precisamente sul problema della decisione della
distribuzione della ricchezza sociale in un contesto che dalla crisi è
profondamente segnato.
Il presente movimento si muove all´interno di una doppia crisi: quella
finanziaria e quella dell´università. Quest´ultima in Italia assume
caratteristiche peculiari, determinate dallo storico disinvestimento
nel sistema dell´istruzione e della ricerca, e dalle strategie di
smantellamento operate dai governi di centro-destra così come da
quelli di centro-sinistra.
In questo quadro, come emerso dalla discussione, i processi di
aziendalizzazione dell´università e i tagli dei finanziamenti alla
ricerca e alla formazione si accompagnano all´aumento delle spese di
guerra, ai fondi statali regalati alle imprese private, al piano salva-
banche. La retorica degli sprechi e del contenimento del debito
pubblico, abbondantemente utilizzata dal Governo nel tentativo di
giustificare i tagli mortali contenuti nella legge 133, rivela qui
infatti la sua natura puramente ideologica.
Tutto ciò, soprattutto, permette di individuare nell´università un
terreno di lotta di particolare importanza, a partire da cui produrre
dei processi di generalizzazione del conflitto. La parola d´ordine
"noi la crisi non la paghiamo" indica quindi non una semplice istanza
espressa da un particolare soggetto sociale, ma la sua capacità di
parlare il linguaggio dell´intera composizione del lavoro e del
precariato contemporaneo, proprio in virtù della centralità di
studenti e saperi nelle forme attuali della produzione. Quello della
generalizzazione è uno dei punti particolarmente sottolineati nel
corso della discussione, come posta in palio delle possibilità di
sviluppo dello straordinario movimento che sta stravolgendo le
compatibilità che si credevano imposte dal governo Berlusconi. Non a
caso, la Cgil è stata costretta a indire lo sciopero generale sotto la
spinta e la forza dell´onda.
Nel workshop si è prodotta una ricca discussione che ha permesso di
fare un importante passo in avanti, di analisi e di merito politico,
nella riconfigurazione del diritto allo studio e nelle battaglie
attorno ad esso. L´attacco al diritto allo studio non assume più solo
i tratti classici dell´esclusione, ma dei nuovi processi di selezione
e inclusione differenziale direttamente interni al sistema
universitario.
Laddove i diritti sociali non sono più garantiti dal welfare pubblico,
l´indebitamento rappresenta una costrizione per continuare a
soddisfare bisogni collettivi, quali ad esempio la formazione e l
l´accesso ai saperi. Nonostante l´irrisorio e propagandistico
stanziamento di fondi per le borse di studio, strettamente regolato
dal sistema meritocratico, il progetto complessivo di trasformazione
dell´università va nella direzione di un aumento delle tasse d
l´iscrizione. In questo contesto, se il diritto allo studio è
certamente garantito dalla Costituzione, esso è di fatto non solo
disatteso nella pratica, bensì nel nuovo contesto produttivo assume
nuove caratteristiche. Infatti, un numero crescente di persone entra
nel sistema dell´istruzione superiore nella misura in cui sono
costrette a indebitarsi e si dequalificano i saperi a cui hanno
accesso. I processi di lotta si spostano quindi sul piano del mercato
del lavoro (sempre più regolato e intrecciato alla produzione di
saperi e formazione), dei processi di gerarchizzazione e del welfare.
Di pari passo, il diritto allo studio si riconfigura come battaglia
sulla qualità dei servizi e riqualificazione e autogestione dei
saperi. Allora, prendendo anche atto del fallimento delle agenzie per
il diritto allo studio, la lotta contro l´aumento delle tasse e la
liberalizzazione dell´accesso, si deve accompagnare a una battaglia
sulla qualità dei servizi, contro i numeri chiusi, per il non
ripagamento dei prestiti d´onore (ovvero il sistema italiano del
debito, ancora non pienamente affermato ma in via di tendenziale
espansione).
Una battaglia, quindi, contro qualsiasi tentativo di scaricare su
studenti e precari i costi della crisi finanziaria e dell´università.
La crisi la paghino invece le banche e le imprese, i governi e i
baroni, oggi tutti alleati ben al di là delle retoriche su sprechi e
corruzione.
Se la sfida lanciata dal movimento ha nell´università un terreno
privilegiato, deve al contempo riuscire a generalizzare le proprie
istanze per poter aprire un terreno di più complessiva lotta sul
welfare. Da questo punto di vista, è stato evidenziata l´inesistenza
in Italia di ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno al reddito
Per gli studenti e i precari. Occorre allora reclamare anche in Italia
forme di erogazione, dirette e indirette, di reddito per gli studenti
e i precari che vadano nella direzione dell´autonomia e dell
l´indipendenza e del rifiuto delle forme di precarizzazione.
La discussione ha elaborato delle proposte di agenda e campagna
politica verso lo sciopero generale e generalizzato del 12 dicembre e
oltre.

- DOCUMENTO ROMA: RICERCA FORMAZIONE LAVORO -
Terzo workshop: Ricerca, Formazione e lavoro
Ricerca, formazione, lavoro. Questi i temi di cui abbiamo discusso
durante la giornata di ieri, dal nostro punto di vista, dal punto di
vista dell´onda. Abbiamo chiamato il nostro percorso autoriforma,
autoriforma dal basso dell´universita?. Autoriforma dal basso per noi e
travolgere questa università, attraversarla con i nostri desideri e
le nostre proposte, proposte che
vogliamo costruire a partire dalla comprensione della sua crisi e del
suo rapporto con la societa?.
Una crisi esplosa da tempo e approfondita da un quindicennio di
pessime "riforme" volte ad aziendalizzazione e privatizzazione dell
´universita?, che i provvedimenti di questo governo trasformano in
catastrofe. Pensiamo al taglio del FFO, al blocco del turnover , ma
soprattutto alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto
privato, alle sue conseguenze in termini di discriminazione di censo
nell´accesso a un´istruzione di qualita? e di destrutturazione dell
´intero Sistema universitario nazionale. Effetti che non potranno non
aggravare le gia? critiche condizioni della scuola di ogni ordine e
grado.
Non dimentichiamo pero? le responsabilita? di chi l´universita? ha
gestito con meccanismi corporativi e clientelari, di chi soffoca la
ricerca per mezzo di un´opprimente gerarchizzazione, di chi ha
costruito un sistema fondato sullo sfruttamento generalizzato del
lavoro precario, di chi ha oramai accettato l´idea di un drastico
restringimento dell´accesso a un´istruzione pubblica di qualita?. Il
nostro obiettivo è stanare e denunciare queste aberrazioni ovunque si
manifestano, conoscerle per scardinarle. E´ superare il cosiddetto
3+2, contrastare i suoi effetti di frammentazione e scadimento della
didattica funzionali allaproduzione di lavoratori precari e
ricercatori al servizio del privato o dell´impresa di turno.
In due mesi di mobilitazioni abbiamo dimostrato di non avere alcuna
intenzione di lasciarci incantare dalle false aperture del ministro
Gelmini o chiuderci nel recinto di uno studentismo vuoto e arrogante.
Abbiamo gridato dalle piazze di tutta Italia la nostra consapevolezza
che solo l´unione e la generalizzazione di proteste particolari puo?
rovesciare quei rapporti di forza che schiacciano il mondo dell
´istruzione e della ricerca tanto quanto quello del lavoro. Solo il
continuo coordinamento e allargamento della protesta potra? portare a
un reale cambiamento nelle politiche del governo e per questa ragione
aderiamo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre con la
promessa di farlo vivere nelle nostre metropoli e in qualunque luogo
raggiunto dall´Onda. Il nostro sciopero sara? dunque all´insegna della
generalizzazione delle mobilitazioni, della lotta contro la
precarieta? e per l´abolizione di tutte le forme di lavoro
parasubordinato contenute nella legge 30, contro ogni discriminazione
di genere, cultura e razza, contro la criminalita? organizzata che
strangola il nostro Sud e sempre piu? anche il nostro Nord.
Autoriforma e? il percorso concreto di elaborazione, d´inchiesta e di
conflittualita? che mette in crisi il sistema attuale, che propone un
modello diverso di universita? attraverso una critica radicale dell
´esistente. Vogliamo costruire un´universita? pubblica, democratica ed
accessibile a tutti.
Per questo sentiamo l´urgenza, in questa fase di crisi profonda del
modello sociale ed economico neoliberista, di un´universita? che
sappia dare il suo contributo alla costruzione di un nuovo e piu? equo
modello di sviluppo. Il nostro punto di partenza sara? l´analisi della
ricerca concretamente prodotta dalle nostre universita? ed enti, delle
sue ricadute sul territorio, la creazione di sapere critico e la
moltiplicazione delle esperienze di autoformazione e didattica
alternativa cui abbiamo dato vita nelle nostre mobilitazioni.
1) L´indipendenza e l´autonomia della ricerca sono per noi principi
fondativi. La ricerca non deve essere subordinata a logiche di
mercato: le risorse e le strutture pubbliche dalle quali essa dipende
non possono essere messe al servizio di interessi privati. Il sapere è
un bene pubblico, una produzione collettiva e per questa ragione non
appropriabile: i suoi risultati devono essere socializzati, ossia
posti al servizio dell´intera societa?. Per questo riteniamo
essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/
Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonche? il sostegno
all´editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra
ricerca e didattica. Siamo pero? consapevoli che l´emergenza attuale
ha tra le sue cause principali il cronico sottofinanziamento delle
attivita? di ricerca, che deve essere portato almeno ai livelli
indicati dal Trattato di Lisbona (3 per cento del Pil contro l´attuale
1 per cento). E poiche? una ricerca libera non puo? esistere senza
ricercatori autonomi e indipendenti da ogni condizionamento, la
democratizzazione dell´accesso ai fondi e la sua apertura ai
ricercatori non strutturati e ai dottorandi e? per noi condizione
irrinunciabile.
2) L´autonomia della ricerca e la qualita? dell´universita? pubblica
non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto
di valutazione.
Tale concetto, piu? complesso della combinazione di indici
presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del
bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle
pubblicazioni. Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche
come rendicontazione sociale delle attivita? degli atenei e del
sistema nel suo complesso, che non
possa prescindere dai contesti territoriali in cui le universita? sono
inserite.
Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e
dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione.
Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero
condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti per gli
atenei sia nella distribuzione dei finanziamenti ai singoli.
3) Il problema del reddito e? sicuramente trasversale a tutto il corpo
vivo dell´universita?: studenti dottorandi e ricercatori precari.
Al lavoro di ricerca, perche? di lavoro si tratta, devono
corrispondere un salario adeguato e i diritti stabiliti dallo statuto
dei lavoratori. La moltitudine di tirocini, stage e praticantati tutti
rigorosamente non retribuiti non sono piu? tollerabili, cosi? come la
dilagante attivita? didattica a titolo gratuito. Ogni prestazione deve
essere contrattualizzata al piu? come forma di lavoro
subordinato a tempo determinato e in tal caso deve essere garantita la
continuita? del reddito, diritto fondamentale di cui chiediamo l
´estensione a tutti i lavoratori precari. Non solo, commossi dall
´attenzione del ministro Gelmini alle condizioni degli edifici
scolastici, rivendichiamo ambienti idonei di studio, lavoro e ricerca.
4) Il dottorato di ricerca e? il piu? alto grado dell´istruzione
italiana e contemporaneamente l´introduzione all´attivita? di ricerca.
Vanno dunque garantiti adeguati percorsi didattici e il diritto all
´autonomia economica. Questo significa in particolare l´immediata
soppressione dei dottorati senza borsa e il pagamento di tasse di
iscrizione. I dottorandi dovrebbero vedere riconosciuti i loro diritti
per mezzo di uno statuto nazionale a loro dedicato. Per quanto
riguarda le specializzazioni e? emersa la necessita? di nuove
procedure concorsuali trasparenti. Le mansioni affidate agli
specializzandi non devono mai oltrepassare le competenze previste
dalla legge.
5) Per quanto riguarda la spinosa questione del reclutamento,
ribadiamo la nostra ferma opposizione al blocco del turnover. Ma
questo non ci basta, dopo anni di blocco dell´accesso ai giovani che
ha esasperato la precarieta? e incentivato la fuga dei cervelli.
Chiediamo l´istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato
una volta terminato il dottorato, di durata non
inferiore ai due anni: esso deve sostituire l´attuale jungla di
"contratti" precari. Tali misure non avrebbero tuttavia alcun senso
senza un consistente reclutamento straordinario via concorso, che deve
essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel
tempo. Per quanto concerne l´inquadramento della docenza, chiediamo l
´istituzione di un ruolo unico e
l´incompatibilita? della libera docenza con contratti di diritto
privato.
6) I ricercatori precari, essenziali al funzionamento di tutte le
universita? italiane, sono completamente assenti dagli organi
decisionali delle stesse. E´ questo un elento chiave della
gerarchizzazione del lavoro di ricerca e didattica. Come ogni altra
>categoria nell´universita?, i ricercatori precari e i dottorandi
devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro
rappresentanti eletti.
7) L´Onda ha gia? valicato i confini nazionali. In tutta Europa si
sono svolte manifestazioni di solidarieta? al movimento italiano.
Questo fatto ci parla della dimensione transnazionale dei problemi che
stiamo affrontando. Il lavoro di ricerca prevede la mobilita? come
elemento irrinunciabile ma continuamente ostacolato dalle differenze
dei diversi sistemi nazionali.
Spesso le riforme, sgradite a chi l´universita? la vive, sono state
giustificate in nome di una presunta volonta? di integrazione a
livello europeo. Vogliamo sottolineare che uno spazio europeo della
ricerca ancora non esiste e che il movimento deve assumersi la
responsabilita? di cominciare a crearlo, non attraverso la normazione
astratta ma attraverso la circolazione delle
idee e delle lotte. L´osservazione dei diversi modelli di sistema
universitario presenti al momento in Europa ci permette di rigettare
immediatamente alcune ipotesi di sviluppo, come il modello
anglosassone e il principio del debito di formazione, gia? ampiamente
entrato in crisi in Inghilterra e negli Stati Uniti. In quest´ottica
proponiamo la convocazione di una riunione
europea che metta in circolo le diverse vertenze sviluppate dai
movimenti di studenti e ricercatori precari.
9) Questione di genere nella ricerca. Nella ricerca rimane aperta la
stessa questione di genere che troviamo ovunque nel mondo del lavoro:
da una parte la progressione dei carriera delle donne e? fortemente
filtrata ai livelli piu? bassi, dall´altra le donne subiscono il
perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarieta?, per cui la
maternita? diventa in realta? la via di espulsione dal mondo della
ricerca.
10) Se infatti autoriforma è anche e soprattutto un percorso condiviso
di lotte questo workshop ha espresso una molteplicita? di strade che
possono essere percorse a livello locale e nazionale:
- Se il precariato è il problema di questa generazione una grande
inchiesta sul lavoro precario nell´universita? ci sembra fondamentale,
che porti ad un censimento a livello nazionale che ci permetta di
tradurre nella forza dei numeri l´enormita? del fenomeno
? La congiunzione con la protesta della scuola
? Appello studenti, dottorandi e precari per lo sciopero generale/gli
scioperi generali.
? Coordinamento con la scuola (insegnanti, genitori, precari, anti137,
nogelmini, circoli genitori-insegnanti-universitari)
? Azioni locali contemporanee e condivise da tutto il movimento.
Giornata nazionale della ricerca.
? Vertenze locali comuni studenti, ricercatori precari
? Sviluppare vertenze per l´Applicazione della Carta europea della
ricerca.
? Iniziative di apertura verso l´esterno , nel territorio, di apertura
dell´universita? alla
cittadinanza, ai bambini delle scuole, alle famiglie, ai lavoratori.
Seminari in piazza ecc.
? Gruppo di studio sulla valutazione.
? Occorre sviluppare una critica di tutti gli strumenti di governance
universitari a partire dalla fondazione di diritto privato CRUI e dell
´autoproclamato circolo dei migliori atenei d´Italia, AQUIS
? Promuovere una assemblea Europea

Una molteplicita? di strade ma molte di piu?, pensiamo, sono quelle
che usciranno dalla fantasia di questo movimento, dalla forza della
partecipazione che lo sta facendo vivere, dalla capacita? di
sperimentare percorsi nuovi che ha mostrato in questi giorni di
mobilitazione.
>Il movimento deve durare, sappiamo che la nostra lotta avra? tempi
lunghi ma sappiamo anche che, almeno per questo paese, e? una grande
occasione e grande speranza.

L'assemblea plenaria dell'Onda alla Sapienza

SCUOLA & GIOVANI Migliaia di delegati da tutti gli atenei in assemblea plenaria
Una piattaforma su diritto allo studio, welfare, didattica e ricerca
Sapienza, studenti da tutta Italia
per riformare l'università dal basso
All'ordine del giorno anche proposte e date per le future mobilitazioni dell'Onda

di GIOVANNI GAGLIARDI e MARIO REGGIO


L'assemblea plenaria dell'Onda alla Sapienza
ROMA - Una bozza di autoriforma dal basso per iniziare il dibattito verso la costruzione dell'"Altra università", quella scritta dai protagonisti. Questa mattina a La Sapienza, sul prato alle spalle del rettorato, oltre duemila delegati arrivati da tutti gli atenei italiani, si sono riuniti in assemblea plenaria. Approvate con una standing ovation le basi della piattaforma programmatica su diritto allo studio, welfare, didattica e ricerca.

All'ordine del giorno anche proposte e date per le future mobilitazioni dell'Onda, prima fra tutte la giornata del 28 novembre nella quale saranno chiamate a raccolta tutte le città italiane, per cortei e iniziative contro i decreti Gelmini su scuola e università. E ancora, prima dell'appuntamento nazionale del 12 dicembre, in occasione dello sciopero generale della Cgil, gli studenti pensano ad un'intera settimana di mobilitazione per rivendicare la gratuità di mense, trasporti e cultura.

Dopo i workshop di ieri, con circa 200 interventi, nel secondo giorno di assemblea gli studenti hanno fatto il punto sulle proposte emerse fino ad ora. Sul fronte della didattica l'Onda ha bocciato la formula del 3+2 e del sistema dei crediti, proponendo un conseguente accorpamento degli esami. E ancora un'equa retribuzione di stage e tirocini, l'abolizione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria, nonché una revisione totale dei piani di studio.

Gli studenti hanno anche stabilito con fermezza il principio dell'indipendenza e dell'autonomia della ricerca "che non deve essere subordinata a logiche di mercato" si legge nel report, e che non può "non essere disgiunta dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione". Al centro del dibattito la questione del reddito con il conseguente riconoscimento di stipendi per ricercatori precari e dottorandi.

Tra le proposte relative al sistema del dottorato di ricerca anche la soppressione dei titoli "senza borsa", l'istituzione di uno statuto nazionale ed una volta concluso il ciclo di ricerca, un contratto unico di lavoro subordinato della durata non inferiore ai 2 anni. Nella lista dei "no" anche quello relativo alle tasse d'iscrizione e al blocco del turn over, mentre in quella delle proposte, la richiesta di un censimento nazionale sul lavoro precario nelle università, la convocazione di una riunione europea del movimento ed un dibattito sulla questione di genere all'interno del mondo universitario.

Inoltre è stata chiesta: l'abolizione di tutti i contratti atipici, garanzie di stabilità di reddito tra un contratto e l'altro, finanziamenti diretti ai gruppi di ricerca senza passare per i docenti. Proposta anche l'abolizione delle due fasce di docenza attuale (associati e ordinari) e la creazione di una fascia unica per mettere un freno ai "concorsi pilotati".

Sul fronte del diritto allo studio, è stata invece annunciata una "campagna di azione" per l'accesso gratuito a cinema, musei e trasporti e sono stati proposti "scioperi bianchi" dei precari contro "il lavoro nero nelle università, svolto da stagisti, tirocinanti e dottorandi".

"Da questa assemblea è uscita una piattaforma condivisa, dimostrando che abbiamo anche idee e non sappiamo dire solo dei no - ha commentato Giorgio Sestili, studente di Fisica - adesso ci auguriamo anche che i docenti valutino le nostre proposte".

Durante i lavori ha preso la parola anche una rappresentante di "Non rubateci il futuro", il coordinamento genitori-insegnanti di Roma e Provincia. Paola Di Meo della scuola elementare romana, Iqbal Masih ha annunciato una nuova manifestazione romana indetta per la mattina del 29 novembre: "Ci sarà tutto l'universo della scuola pubblica - ha spiegato l'insegnante - materne, elementari e medie. Saremo in piazza per ribadire le nostre proposte e con noi porteremo ancora una volta i bambini".

Al termine dell'assemblea plenaria, si è svolta nell'aula 11 di Geologia, occupata, un incontro-dibattito tra gli studenti e un gruppo di insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori sul decreto Gelmini.
(16 novembre 2008)

L'Onda diventa grande- articolo di Curzio Maltese sul corteo nazionale

L' Onda diventa grande 'Né tagli né baroni' . Il movimento è diventato adulto 'Né tagli né baroni, andiamo avanti'
Repubblica — 15 novembre 2008 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA

Stavolta a piazza Navona e dintorni non è successo nulla. Non è stato difficile, è bastato non far entrare camion carichi di spranghe. Un' Onda pacifica ha invaso le strade della Capitale. E ha «circondato i palazzi del potere», Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, con i colori e i suoni della generazione che «non vuole pagare la crisi». «E' la voce del futuro» gracchiavano i megafoni davanti al Senato e non è retorica. «Né tagli né baroni», lo slogan più sentito. Centomila, duecentomila, lasciamo perdere il balletto dei numeri. Una grande manifestazione, anzi due, il rivolo rosso del sindacato e il fiume variopinto degli studenti. La protesta non finisce in piazza. Le delegazioni di studenti da tutta Italia hanno occupato Biologia alla Sapienza e l' hanno trasformata nel laboratorio di una «vera riforma dell' università». Le proposte degli studenti e dei professori, in alternativa ai tagli Tremonti-Gelmini, saranno presentate fra domani e lunedì. Sono in gran parte ispirate dalle esperienze riformatrici del resto d' Europa. E' in ogni caso difficile fare peggio del governo. E' tempo di bilanci per l' Onda, un movimento che in due mesi ha cambiato la faccia del Paese, incrinato il consenso bulgaro del governo Berlusconi e soprattutto ha rimesso al centro del dibattito la grande questione rimossa del futuro. L' Onda è nata come risposta immediata, spontanea ai tagli della finanziaria. Tagli mal concepiti, come cominciano ad ammettere anche alcuni giornali governativi. Nella fretta di far quadrare i conti di una manovra difficile e di coprire i buchi dell' Ici e dell' affare Alitalia, invece di segare i molti rami secchi dell' istruzione pubblica, si sono stroncate le poche aree di modernità: il tempo pieno alle scuole elementari e la ricerca universitaria. Da qui è sorta un' ampia protesta di studenti, insegnanti e famiglie che soltanto un governo in preda al delirio di onnipotenza poteva considerare un fuoco di paglia. Ma l' Onda è poi cresciuta ed è diventata in fretta un movimento adulto, che non si limita a una battaglia difensiva. Ormai inutile, visto che i decreti sono passati. Si organizza in Italia e all' estero, si è dotato perfino di un servizio d' ordine di tutto rispetto, come s' è visto ieri, e si pone da oggi come laboratorio di un nuovo riformismo. Un riformismo finalmente dal basso, dopo che quelli imposti dall' alto, dai governi di destra e di sinistra, sono miseramente falliti. «Né tagli né baroni» non è soltanto uno slogan. E' il segnale che è possibile progettare un' altra università. «Nessuno vuole difendere la scuola così com' è» è la frase che si sente più spesso in bocca agli studenti. Il movimento li ha spinti a guardarsi intorno, indagare, studiare, confrontare le loro esperienze con quelle di docenti e genitori. Un apprendistato civile per un paio di generazioni che si sono affacciate alla vita pubblica, ai problemi del Paese, sia pure filtrati attraverso il microcosmo scolastico, peraltro non tanto «micro». La scuola riflette l' immagine del Paese, nel peggio e nel meglio. Sprechi ed eroismi, corruzione e altruismo, fannulloni e stakanovisti, concorsi truccati e isole di eccellenza, ma familismo, gerontocrazia e partitocrazia imperanti ovunque. «Non è vero che in Italia si spenda così poco per la ricerca - ammetteva ieri a piazza Navona un ricercatore del Cnr - ma si spende molto male. La Gelmini dice che andrà avanti, che comunque c' è bisogno di una riforma dell' università. Ma è proprio quello che chiediamo noi, una vera riforma». S' incontrano negli atenei d' Italia potenziali premi Nobel di venticinque o trent' anni pagati la metà di un operaio e anziani imbucati dalla famiglia o dal partito, senza alcuna gloria accademica, che guadagnano più di un alto dirigente della Fiat. Quando la tendenza nel resto d' Europa, per non dire degli Stati Uniti, è di pagare meglio i più giovani. Mancano fondi per la ricerca contro il cancro e piovono invece milioni per creare nuovi sedi di Medicina in provincia, altre cattedre per amici degli amici, nipoti e fidanzate. L' idea di farsi largo in questa jungla a colpi di decreto, tagliando qua e là a caso, è un non senso. L' ultima riforma universitaria europea, quella varata dal governo conservatore Sarkozy in Francia, era partita con l' ipotesi di tagliare fondi, ma dopo mesi di studio e confronto con sindacati, studenti e docenti, è approdata a un investimento di 1.800 milioni di euro nei prossimi tre anni, sulla base di criteri di rigore meritocratico. L' esatto contrario di quanto avverrà nei prossimi tre anni in Italia, con il taglio di 1.600 milioni ai danni soprattutto dei settori più avanzati. «Siamo la prima generazione dal dopoguerra a crescere in tempi di recessione» diceva uno studente venuto da Bologna «Hanno dissipato il passato e chiedono a noi di rinunciare al futuro. Pensano che ci fermeremo perché è passato un decreto. Non capiscono che andremo avanti, che non abbiamo nulla da perdere?». - CURZIO MALTESE

INVITO AL CANTIERE DELL'ONDA

"CANTIERE DELL'ONDA" = nome dato al gruppo interfacoltà che lavorerà a lungo termine su un progetto di altra università (anche a partire dal documento elaborato dall'assemblea nazionale di Roma dei giorni scorsi)

A tutti i collettivi, i ricercatori, dottorandi, docenti, i soggetti
in mobilitazione,

dopo questo primo periodo di mobilitazione crediamo sia arrivato il momento
per "l'onda anomala" di fare il salto di qualità. E' stato
fondamentale
il lavoro svolto fin qua da parte di tutti e tutte ed esso deve essere
mantenuto e valorizzato. Esiste però un'esigenza che risponde alla
necessità di misurare se davvero questo movimento ha le carte in
regola
per cambiare lo stato di cose esistente. Crediamo personalmente che il
periodo del movimento del "no" tra poco perderà la sua forza
propulsiva, esiste però, ne siamo certi, un ribollire sottocutaneo
molto più imponente e ambizioso che richiede la nostra totale
predispozione.

E' arrivato il momento di articolare, grazie ad
un percorso di ragionamento politico collettivo, quali sono i
caratteri, quale deve essere la "ricetta" per l'università che
vogliamo. In questo periodo sono nati all'interno dei collettivi delle
varie facoltà gruppi di lavoro che stanno provando a ragionare su
varie
dinamiche societarie. Si tratta ora di condividere, valorizzare
l'elaborazione che si sta producendo.
Sentiamo la necessità, crediamo condivisa, di razionalizzare quelle
che sono le energie.

La proposta che vi facciamo è la seguente:
-
indire una data ed un luogo dove possano incontrarsi quei soggetti
delle varie realtà che hanno l'intenzione di mettere al servizio, in
maniera prioritaria, il proprio impegno, le proprie competenze per un
lavoro di ricerca, documentazione, ragionamento ed elaborazione
conclusiva di una proposta alternativa.
L' idea che proponiamo è
quelle di creare gruppi di lavoro propositivi su diverse tematiche che
riguardano la nostra idea di univerisità. Questi vari gruppi, che
possono coincidere o meno con le facoltà, comincino a lavorare in
autonomia. Con scadenza bisettimanale possiamo poi pensare ad incontri
intermedi che facciano il punto sul progresso dei vari lavori e che
mettano in condivisione le singole elaborazioni.

Dopo le prime fasi verrà poi in un secondo tempo un lavoro di sintesi,
sulle quali modalità dobbiamo ragionare.

Ci
deve essere la consapevolezza da parte di tutti e tutte che questo
lavoro ragiona su di un orizzonte di medio-lungo periodo (almeno 2-3
mesi), anche se sarebbe importante farcela per natale. L'obiettivo
sarà
quello di arrivare poi alla convocazione di Stati Generali degli
studenti e delle studentesse sull'Università.
Quello sarà un momento dove il lavoro che verrà svolto nei prossimi
mesi in tutta Italia arrivi ad un punto di messa a valore condivisa.
E'
evidente che questa nostra proposta non può che avere un carattere
nazionale.

Il progetto deve avere due caratteri fondamentali:
1) Permettere il confronto e la partecipazione di tutte le categorie
che danno vita al sistema univeristario
2)
Il carattere centrale deve essere la valorizzazione
dell'interdisciplinarietà. Un punto di vista ad esempio di un
ingegniere deve essere messo a valore con quello dello scienziato
politico
3) Deve essere calendarizzato con scadenze/obiettivi intermedi
4)
L'estensione nazionale della proposta implica un ragionamento che
dovrà
passare progressivamente dal livello micro (facoltà), al livello
(ateneo), in progressione poi città, regione, nazionale.

Non si
tratta di fare una proposta di riforma vera e propria ma di indicare
linee guida e contestualizzare quest'ultimo in un contesto di
ragionamento di ampio raggio.

Crediamo nella necessità e nell'importanza di questo progetto. Siamo
altresì consapevoli che se il movimento si limita a ragionare sul
breve periodo non potrà mai avere l'ambizione di incidere realmente.
Nulla
toglie naturalmente che va continuato il lavoro di forte opposizione
nei confronti di qualsiasi provvedimento che cozzi contro la nostra
idea di univerisità e di società. Quindi avanti con le mobilitazioni,
avanti con le occupazioni perchè sono proprio queste ultime i luoghi
naturali per produrre quel ragionamento che il nostro progetto
necessita.

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Il primo appuntamento del Cantiere dell'Onda è fissato per mercoledì 19 novembre alle ore 18 alla palazzina Einaudi occupata.

Anche se la settimana è fitta di impegni abbiamo ritenuto importante iniziare il percorso del Cantiere e far partire i vari gruppi di lavoro.
L'appuntamento di mercoledì sarà utile per definire, anche sulla base della discussione tenutasi nell'assemblea nazionale di Roma, la struttura del Cantiere, le tematiche, gli obiettivi di breve-medio-lungo periodo.

Per dette ragioni è importante che vi sia la massima partecipazione possibile, nel caso in cui questa, per alcuni motivi, venisse a mancare, la data verrà posticipata.
Chiediamo dunque a tutti e a tutte di avvisare in tal senso la propria sicura assenza.

A mercoledì.
Assemblea no-Gelmini

eventuali comunicazioni a:
aimar.andrea@hotmail.it

lunedì 17 novembre 2008

RIUNIONE IMPORTANTE

Oggi alle ore 16.00, davanti all'ASA, ci sarà una riunione, se riuscite venite, è molto importante esserci!

giovedì 13 novembre 2008

Il Rap di Enea - Canzone NO GELMINI!!!



IL RAP DI ENEA
(Assalti Frontali)

C’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
meglio dire no a Gelmini che indossare i grembiulini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
noi diciamo no a Gelmini day e night,
noi diciamo no a Gelmini day e night

Ciao mi chiamo Enea, vado all’Iqbal Masih
e c’ho una magliettina verde mela molto chic
c’è scritto sopra: “Io amo e difendo la mia scuola”
macchè maestro unico, Gelmini sei una sola
lo sai che sono grande, sto in prima elementare
e ho già occupato la mia scuola per due settimane
dici che sono giovane e ho molto da imparare
ma siamo sotto attacco tutti e io mi do da fare
non sono certo solo, sto insieme alla mia mamma
sto con le mie maestre e abbiamo fatto una capanna
con tutti i sacco a pelo i cuscini e i tappetini
qui non ci prenderà nessuno nemmeno i celerini
i grandi stanno sempre dico sempre alla riunione
ma che c’avranno da parlare io gioco un po’ a pallone
sono tutti angosciati ogni ora ogni secondo
sembra che una gran disgrazia sia caduta sul mio mondo

C’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
meglio dire no a Gelmini che indossare i grembiulini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
noi diciamo no a Gelmini day e night,
noi diciamo no a Gelmini day e night

Io ho due maestre Mara e Simona
e se ci penso non so dirti quale sia più buona
e 20 amichetti uniti che è un prodigio
stiamo tutti insieme da mattina al pomeriggio
questa è la scuola pubblica, la scuola di tutti
la scuola che vogliono sfasciare questi farabutti
faccio fioccolate, lancio di palloncini
ora ho capito che c’è dietro la Gelmini
il 137 e il 133
ma se taglieranno via Simona io saprò il perché
questa aula sarà vuota, mancherà un pezzo
e che ci torno a fare a casa a mezzogiorno e mezzo
noi siamo i bambini di un’Italia malata
ci vogliono clienti per la scuola privata
ma blocchiamo il mondo e andiamo come un treno
viva la scuola pubblica del tempo pieno

C’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
meglio dire no a Gelmini che indossare i grembiulini
c’ho un’idea, c’ho un’idea disse Enea, c’ho un’idea
e prese la parola in assemblea, c’ho un’idea
noi diciamo no a Gelmini day e night,
noi diciamo no a Gelmini day e night

Io non ho paura, non ho paura
e questo è il rap di Enea contro la dittatura
io non ho paura, no, non ho paura
voglio stare insieme ai miei e vicino alla cultura
e se c’è la crisi chi la pagherà?
noi siano tutti uniti dalla culla all’università
perché dobbiamo vincere e lo faremo

questa è un’onda anomala a tempo pieno
se ci sono streghe, fate e roi e nani
io faccio il rap di Enea e difendo il mio domani
e cari bimbi e bimbe qui termina il racconto
ma ricordate sempre che l’orco paghi il conto

Questo è il rap di Enea, ohhh Enea super rap
questo è il rap di Enea per le scuole elementari
questo è il rap di Enea ohh Enea super rap
questo è il rap di Enea
tagliamo i militari

SI VA IN ONDA SU ANNO ZERO, IN PULLMAN A ROMA

APPUNTAMENTI DI DOMANI

MATTINA
CHI PUO' SI SMONTI LA TENDA E RECUPERI LA SUA ROBA DAL CAMPO.

POMERIGGIO
15.00 SENATO ACCADEMICO ALLARGATO IN RETTORATO VIA PO 16

SERA

20.00 ALLE OFFICINE GRANDI MOTORI, VICINO AL POLITECNICO, PER PARTECIPARE AD ANNO ZERO.
23.00 SI RAGGIUNGE DIRETTAMENTE PIAZZA MASSAUA E SI SALE SUL BUS PER ROMA.

martedì 11 novembre 2008

Festa di fine anno agrario




nuovo decreto Gelmini

LEGGETE!!!!CONOSCERE PER CRITICARE.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la necessita' ed urgenza di dettare norme che dispongono
una distribuzione delle risorse stanziate per l'anno 2008 per la
qualita' del sistema universitario, tenendo conto dei risultati dei
processi formativi e delle attivita' di ricerca scientifica, nonche'
della efficacia ed efficienza delle sedi didattiche;
Ritenuta la necessita' ed urgenza di disciplinare, in attesa del
riordino organico dei criteri di reclutamento dei professori
universitari, le procedure relative ai concorsi di imminente
espletamento, secondo criteri di trasparenza, imparzialita' e di
valorizzazione del merito;
Ritenuta la necessita' ed urgenza di assicurare immediate risorse
aggiuntive per garantire l'esercizio del diritto allo studio, in
attuazione dell'articolo 34 della Costituzione;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 6 novembre 2008;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

E m a n a

il seguente decreto-legge:

Art. 1.
Disposizioni per il reclutamento nelle universita' e per gli enti di
ricerca

1. Le universita' statali che, alla data del 31 dicembre di
ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all'articolo 51,
comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto
previsto dall'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre
2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
2008, n. 31, non possono procedere all'indizione di procedure
concorsuali e di valutazione comparativa, ne' all'assunzione di
personale.
2. Le universita' di cui al comma 1, sono escluse dalla
ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 - 2009, di cui
all'articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
3. Il primo periodo del comma 13, dell'articolo 66 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dai seguenti: «Per
il triennio 2009-2011, le universita' statali, fermi restando i
limiti di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre
2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di
personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa
pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo
indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno
precedente. Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non
inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo
determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per
cento all'assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le
assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all'articolo 1,
comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle
risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.».
Conseguentemente, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo
5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537,
concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle
universita', e' integrata di euro 24 milioni per l'anno 2009, di euro
71 milioni per l'anno 2010, di euro 118 milioni per l'anno 2011 ed
euro 141 milioni a decorrere dall'anno 2012.
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento
dei professori universitari di I e II fascia della prima e della
seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da
un professore ordinario nominato dalla facolta' che ha richiesto il
bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di
commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore
scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto
al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione.
L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e
straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi
dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che
appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Ove il
settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o
inferiore al necessario, la lista e' costituita da tutti gli
appartenenti al settore ed e' eventualmente integrata mediante
elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a
settori affini. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare, ove
possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al
settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario puo', ove
possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola
commissione per ciascuna sessione.
5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei
ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le
commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui
all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all'articolo 1,
comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un
professore ordinario o da un professore associato nominato dalla
facolta' che ha richiesto il bando e da due professori ordinari
sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori
ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in
numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente
necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai
professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto
del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione
i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il
bando. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare ove possibile
che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore
disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le
disposizioni di cui al comma 4.
6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita' di
svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le
suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca avente
natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in quanto
compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.
7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento
dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e' effettuata
sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi
compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti
anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente
natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio
universitario nazionale.
8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi', alle
procedure di valutazione comparativa indette prima della data di
entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono
ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione
delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo,
le eventuali disposizioni dei bandi gia' emanati, incompatibili con
il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresi',
privi di effetto le procedure gia' avviate per la costituzione delle
commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi
alle disposizioni del presente decreto.
9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge
6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale»
sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di
ricerca,».
Art. 2.
Misure per la qualita' del sistema universitario

1. A decorrere dall'anno 2009, al fine di promuovere e sostenere
l'incremento qualitativo delle attivita' delle universita' statali e
di migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse,
una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento
ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537,
e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui
all'articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con
progressivi incrementi negli anni successivi, e' ripartita prendendo
in considerazione:
a) la qualita' dell'offerta formativa e i risultati dei processi
formativi;
b) la qualita' della ricerca scientifica;
c) la qualita', l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche.
2. Le modalita' di ripartizione delle risorse di cui al comma 1
sono definite con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, da
adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 dicembre 2008, sentiti il
Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato
nazionale per la valutazione del sistema universitario.
Art. 3.
Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e
dei meritevoli

1. Al fine di favorire la mobilita' degli studenti garantendo
l'esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento
dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di
cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, e' integrato di 65 milioni
di euro per l'anno 2009.
2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e
meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo
di cui all'articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e'
incrementato per l'anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.
3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2 si fa fronte con le
risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione
per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente
assegnate dal CIPE al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e
della ricerca nell'ambito del programma di competenza dello stesso
Ministero.
Art. 4.
Norma di copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni
di euro per l'anno 2009, a 71 milioni di euro per l'anno 2010, e a
141 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante
corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle
missioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati
nell'elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni
sono escluse le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche' quelle connesse
all'istruzione ed all'universita'.

Art. 5.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 10 novembre 2008

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Gelmini, Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca
Tremonti, Ministro dell'economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Alfano

domenica 9 novembre 2008

14-15-16 novembre a ROMA


15 e 16 novembre ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA -
Proposte di discussione dalla Sapienza occupata

L'onda anomala prepara la grande mareggiata!
proposte di discussione dalla Sapienza occupata

Riprendiamo parola, dopo la giornata straordinaria di ieri. L'onda è diventata una grande mareggiata che ha invaso la città di Roma, milioni di studenti, insegnati, ricercatori, docenti universitari, bambini, un'alleanza senza precedenti ha chiesto di poter decidere sul proprio presente e sul proprio futuro. Intanto, migliaia di studenti scendevano in piazza in tutta Italia. Non si è trattato semplicemente di uno sciopero dei sindacati confederali, così come il 17 ottobre non si è trattato semplicemente di uno sciopero dei sindacati di base: in entrambi i casi si è trattato di un'esplosione sociale strabordante, incontenibile nelle sigle, così come nelle piattaforme. E' il mondo della formazione in quanto tale che è sceso in piazza e ha bloccato il paese per chiedere l'immediata sospensione della legge 133 e del Dl 137, adesso divenuto legge.

L'onda anomala della Sapienza e di tutti gli atenei in mobilitazione in giro per l'Italia non poteva non contribuire alla mareggiata di ieri. Siamo stati parte pur essendo indipendenti dai sindacati, pur avendo costruito dal basso, facoltà per facoltà, ateneo per ateneo la nostra partecipazione. Solo a Roma 200.000 studenti si sono concentrati in piazza Esedra per poi dare vita ad un corteo alternativo che ha raggiunto e assediato il ministero dell'Istruzione. Un'altra grande giornata gioiosa e radicale che ha visto protagonisti non solo gli studenti delle facoltà occupate della Sapienza, ma anche gli studenti di Roma 3 e di Torvergata, gli studenti medi di tantissime scuole romane, studenti universitari e medi provenienti da altre città italiane.

Sulla scorta di questo bilancio attivo in primo luogo ci chiediamo come trasformare la potenza dello sciopero generale in uno strumento di conflitto continuativo con il governo che, non solo sembra poco interessato al dialogo, ma usa la minaccia, l'arroganza, le provocazioni neofasciste (la difesa dei picchiatori di Blocco studentesco, la sigla che fa riferimento all'associazione di chiara ispirazione neofascista Casa Pound, in questo senso parlano chiaro), per replicare ai movimenti. Per un verso l'assenza e il blocco delle procedure parlamentari, per l'altro l'offensiva e la criminalizzazione del movimento studentesco che mai come in questo momento è radicato, ampio e sostenuto dalla maggioranza del paese. La retorica della minoranza o dei facinorosi non tiene più di fronte alla forza dei fatti: ogni giorno decine di migliaia di studenti in piazza, lezioni all'aperto, seminari nelle occupazioni, blocchi della circolazione, azioni di protesta creativa, centinaia di facoltà e scuole occupate. Minoranza è il governo, la sua ostilità nei confronti della democrazia e delle grandi istituzioni pubbliche della formazione. Di fronte a quanto sta avvenendo poi sul terreno dei contratti, ci sembra scontato avanzare una proposta che non parla della saldatura tradizionale tra mondo della formazione e mondo del lavoro, ma che prova a nominare in forme comuni la risposta e l'opposizione sociale alle politiche del governo, all'arroganza di confindustria, ai provvedimenti che vogliono far pagare la crisi economica globale agli studenti, ai precari, ai lavoratori. Ci sembra questa l'occasione per promuovere uno sciopero generale “coordinato e continuativo” che, categoria per categoria, blocchi il paese e la produzione di ricchezza. “Noi non pagheremo la vostra crisi” è uno slogan che sta correndo di bocca in bocca e che sta facendo emergere una rivolta generazionale senza precedenti. Le sigle sindacali (confederali e di base), indipendentemente dalle loro divergenze programmatiche, dovrebbero avere la capacità di capire quanto sta accadendo nel paese e quale domanda di rottura e di trasformazione si sta radicando ed estendendo socialmente. Capire, ma anche agire di conseguenza e questa azione non può essere che lo sciopero, generale e generalizzato.

Per quanto riguarda il movimento universitario e studentesco riteniamo fondamentale costruire al meglio le giornate del 7 novembre e del 14: per un verso la mobilitazione dislocata, città per città, per l'altro la grande manifestazione nazionale a Roma. In entrambi i casi è necessario fare uno sforzo organizzativo importante, ma in particolare il 14 richiede l'impegno di tutti gli atenei in mobilitazione. In primo luogo, infatti, dobbiamo fare in modo che la manifestazione riesca al meglio, anche perché, con buona probabilità, si tratterà di un decisivo momento di opposizione e di conflitto non solo nei confronti della legge 133, ma anche nei confronti del progetto di riforma organica dell'università promesso dalla Gelmini e che dovrebbe essere reso pubblico al termine della prossima settimana. In secondo luogo dobbiamo rendere possibile, e organizzarci di conseguenza, lo spostamento di decine di migliaia di studenti: iniziare da subito un percorso di trattativa sulla mobilità è quindi fondamentale.

Riteniamo infine indispensabile dare vita ad una grande occasione di discussione assembleare nazionale a Roma e pensiamo che le giornate del 15 e del 16 novembre possano essere le più adatte: la scadenza del giorno prima, infatti, renderebbe possibile a tante e tanti di trattenersi nelle facoltà occupate della Sapienza e di poter partecipare alla discussione e di estenderla alle scuole e agli studenti medi in mobilitazione. Pensiamo ad un'assemblea che si ponga in primo luogo l'obiettivo di garantire l'estensione e la durata di questo straordinario movimento. Questo significa discutere innanzi tutto di contenuti e pratiche di lotta: come qualificare e far emergere in primo piano il tema dell'autoriforma; che tipo di rapporto promuovere con le realtà sindacali e le esperienze di lotta del lavoro precario; come dare continuità alle pratiche di conflitto e di blocco della città; come trasformare la mobilitazione contro la legge 133 e l'eventuale riforma in mobilitazione generale contro la crisi economica. In secondo luogo la discussione dovrà provare a definire forme e metodi della relazione nazionale, assumendo che non esistono ricette e che le soluzioni da raggiungere dovranno essere all'altezza della forza, dell'ampiezza e della ricchezza di questo movimento. Invitiamo tutte le facoltà occupate, gli atenei in mobilitazione a riflettere su proposte e idee da condividere, per far si che l'assemblea diventi una grande occasione di espressione e di organizzazione, nel segno dell'autonomia e dell'irrappresentabilità del movimento studentesco.

La Sapienza occupata e in mobilitazione

sabato 8 novembre 2008

L'assemblea nazionale degli studenti a Firenze




Più di trecento universitari si sono registrati per partecipare all'assemblea nazionale indetta dagli atenei toscani a Firenze. Gli atenei presenti sono stati: Firenze, Pisa, Siena, Torino, Bologna, Palermo, Perugia, Milano, Ferrara, Cagliari, Modena, Parma, Genova, L'Aquila, Teramo, Bari, Padova, Napoli.
Nelle quattro ore e mezza di discussione (57 interventi), si è parlato di ciò che i vari atenei hanno fatto, stanno facendo ed hanno intenzione di fare; della necessità di coordinarsi a livello nazionale in modo da organizzare le molteplici iniziative e manifestazioni nate in modo spontaneo in tutta Italia.
E' stato espresso da molti il desiderio di continuare ed evolvere la collaborazione con tutte le altre realtà che in questo momento, come noi, stanno subendo la crisi.
Per concretizzare le discussioni, ci si è dato appuntamento all'assemblea nazionale del del 15-16 novembre alla Sapienza di Roma.
In ultimo, abbiamo preso contatto con il collettivo della facoltà fiorentina di agraria, (in occupazione, anche loro, dal 7 ottobre!!!) in vista di future collaborazioni, anche non nell'ambito di questa protesta.

Da Firenze,
sabato 8 novembre 2008,
Gabriele e Martina


Qualche foto da Firenze...

Marti e Gabry con i ragazzi del collettivo di Agraria di Firenze!














Qualche striscione appeso nell'atrio...

Gli studenti a Mirafiori - La Stampa


Gli studenti ci riprovano con gli operai

ANDREA ROSSI
TORINO
Abbiamo appena strappato un fondo sanitario integrativo. Io sono delegato sindacale: voglio leggere le carte, voglio capire, per poi spiegarlo per bene agli altri. Ma sono un operaio. Non ho studiato, ci vorrebbe un aiuto». Gianni Iannetti, 43 anni, delegato sindacale; il «consulente» si chiama Enrico e studia Medicina all’Università. Si parla di sanità. Gianni chiede; Enrico si prende un attimo e risponde.

No, non sembra davvero il ’68, la lotta studentesca che si salda al movimento operaio in nome di un’ideologia. Questo gruppo che si raduna sotto la pioggia somiglia più all’incontro di grumi di malessere, dove il comune denominatore si porta appresso parole come crisi, recessione, tagli, incertezza.

Studenti e operai si incrociano alle due di un pomeriggio scuro, porta venti di Mirafiori. Torino, Fiat Powertrain: gli operai del primo turno escono, dentro quelli del secondo. Li aspettano una ventina di universitari e un volantino. Prove tecniche di saldatura.

Oggi si replica: alla controinaugurazione dell’anno accademico del Politecnico partecipano delegati sindacali, operai di aziende in crisi. Si parla del futuro dell’Università che arranca, e del presente di migliaia di lavoratori, che si chiama cassa integrazione, mobilità, aziende in crisi. «Non vogliamo pagare la loro crisi»: il titolo del volantino è una dichiarazione d’intenti. «Noi universitari non ci stiamo: non si può penalizzare l’istruzione in un momento così drammatico, là dove si dovrebbe invece investire in sapere e conoscenza», attacca Paola, studentessa a Scienze Politiche. Gianni Iannetti approva: «Nemmeno noi operai la vogliamo pagare. Arrivare alla fine del mese è sempre più dura, sono anni che sulle nostre spalle pesa il carovita».

Non è il sodalizio degli «ultimi», ma poco ci manca. Certo è che studenti e operai si sentono così. E allora provano a compattarsi per superare insieme l’ostacolo. Funziona? Sì e no. Giuseppe Acciardi esce quasi di corsa. Afferra il volantino ma non si ferma. «Qui abbiamo tutti qualche problema: noi, questi ragazzi. Ma non li risolviamo mischiandoli. Ognuno fa storia a sé». Paola, studente, scuote la testa. «La precarietà sui luoghi di lavoro, le aziende in crisi, il precariato tra i giovani riguardano tutti. Oggi tocca voi, ma domani ci saremo noi al vostro posto. Ecco perché questa lotta è di tutti».

Chi si ferma racconta di un movimento che sta lievitando. «In fabbrica si comincia a parlare di scuola, non succedeva da anni», dice Giovanni Aloisio. «Alcuni colleghi raccontano dei loro figli, delle occupazioni e di una preoccupazione che dai ragazzi è strisciata fino ai genitori». La scuola in fabbrica e la fabbrica a scuola. Il timore per un presente da lavoratori e da padri; l’ignoto che afferra i figli che un domani saranno lavoratori, ma oggi guardano impauriti la loro università, sperano che i genitori non perdano il lavoro e possano ancora pagare gli studi. Qui, a Mirafiori, padri e figli si ritrovano. Un patto tra generazioni. Non durerà un pomeriggio, giurano. Si comincia ora, si prosegue insieme.

«È andata bene», dicono alla fine, quando il via vai ai cancelli s’interrompe. «Torneremo. Insieme», assicura l’operaio Gianni. Ma l’universitario Ivano non sembra convinto. «Non siamo riusciti a rompere il muro. Siamo ancora noi e voi, mondi distinti». Si vede che hanno paura di non essere capiti a fondo. Sentono, o temono, un’innata diffidenza. «Lavorano dalle sei del mattino, magari pensano che noi ci siamo svegliati a mezzogiorno per venire qui a distribuire un volantino», insiste Ivano. «Forse ci considerano privilegiati».

Alla fine sono gli operai a guidare, e pilotare, la saldatura tra i due mondi. «La prossima volta ci sarà un manifesto comune. E al prossimo sciopero generale, a Roma o a Torino, andremo sotto le stesse insegne».

giovedì 6 novembre 2008

proposte ...indecenti?

Ansa.it-2008-11-06 21:24

UNIVERSITA',
MENO INSEGNAMENTI E CONTI IN REGOLA

roma - Lezioni in lingua straniera, prestiti d'onore per gli studenti, valutazioni periodiche dell'attività svolta dai docenti, commissariamento per gli atenei inadempienti dal punto di vista finanziario. Sono alcune delle indicazioni che emergono dalle linee guida per l'università presentate dal ministro Gelmini e varate oggi dal consiglio dei ministri. Linee guida le quali, insieme alle altre proposte che emergeranno dal confronto parlamentare e dalla discussione pubblica, saranno tradotte in disegni di legge. Il provvedimento (11 pagine di "proposta aperta") individua alcune linee di intervento che fanno perno sui concetti di autonomia, responsabilità e merito e ipotizza anche il superamento del valore legale del titolo di studio.

OFFERTA FORMATIVA
Occorre ridurre gli insegnamenti (ora sono 180 mila, affidati per il 40% a docenti esterni, spesso giovani sottopagati) e razionalizzare i corsi di studio. A questo proposito il Governo auspica che le università procedano a una netta riduzione da subito, anche prima che siano emanati i necessari provvedimenti ministeriali. Si suggerisce di incentivare i corsi di laurea con insegnamenti in lingua straniera, di modificare le procedure di accesso ai corsi a numero programmato, di avviare le procedure di accreditamento dei corsi sulla base della qualità, di valutare se tenere aperte o no certi sedi decentrate e di promuovere l'educazione tecnico-scientifica.

DIRITTO ALLO STUDIO
Va dato un forte impulso ai prestiti d'onore e potenziate le risorse per le residenze universitarie. Si suggerisce anche di incrementare i corsi universitari in orario serale per far fronte alle esigenze degli studenti che lavorano.

IL MERITO E LA VALUTAZIONE
Entro la legislatura il 30% delle risorse dovrà essere erogato su base valutativa (già nel 2009 questa percentuale dovrà attestarsi al 7% di tutti i fondi di finanziamento). Si deve accelerare l'entrata in funzione dell'Agenzia della valutazione e attribuire da subito ai risultati della valutazione della ricerca un peso significativo nell'attribuzione delle risorse.

RECLUTAMENTO DOCENTI
Il meccanismo delle idoneità multiple va eliminato. Bisogna poi rivedere il meccanismo degli aumenti delle retribuzioni sostituendolo gradualmente con valutazioni periodiche dell'attività svolta. Riformare i meccanismi di selezione dei professori associati e ordinari distinguendo tra reclutamento e promozione e ridefinire e ridurre, in tempi rapidi, i settori scientifico-disciplinari.

DOTTORATO DI RICERCA, SI CAMBIA
L'idea è quella di razionalizzare e riorganizzare i dottorati di ricerca predisponendo nuove modalità di ammissione e ripensandone la durata. Tra le priorità anche quella di promuovere la residenzialità dei dottorandi.

GOVERNANCE
Oltre a completare le norme che consentono alle università di trasformarsi in fondazioni, si prevede di distinguere in modo netto tra le funzioni del Senato accademico e del consiglio di amministrazione, di ridefinire il ruolo del rettore (non più di due mandati per un massimo di 8 anni), di favorire i processi di aggregazione federale degli atenei.

RESPONSABILITA' FINANZIARIA
Intanto, va gradualmente ridotta l'incidenza della spesa per il personale, e poi bisogna dare un giro di vite dal punto di vista finanziario: imporre agli atenei con bilanci in deficit un piano concreto e rapido di rientro nella norma e predisporne il commissariamento in caso di inadempienza; rivedere il rapporto tra le facoltà mediche, gli atenei e il sistema sanitario per raggiungere un equilibrio tra funzioni e costi.

mercoledì 5 novembre 2008

Veterinaria: lezioni in Piazza Vittorio!



Grazie del video (riprese, montaggi, spesso sotto la pioggia!) alla nostra mitica, leggendaria, incredibile e bellissima videomaker di fiducia: grazie GEMMA!

lunedì 3 novembre 2008

Pastori Capoverdiani si uniscono alla protesta della scuola italiana: veterinaria oltre frontiera!

Ecco la mail inviatami da Mauro Negro, studente di Medicina Veterinaria impegnato per la tesi a Capo Verde:

Ciao fratello esploratore e Compagno (di università, dico)!!
Qualora non si fosse capito dalla e-mail, sono Il Negron (o anche conosciuto come Mauro, ma poco), il veterinario più amato dai forestali e consimili.
Che (egli, non i forestali e consimili) dalle desolate lande degli altopiani di remote isole d'Africa, osserva le vostre proteste...e magnanimamente... Dice la sua!
Eccoti quindi un bel paio di foto, dal titolo: "Pastori Capoverdiani si uniscono alla protesta della scuola italiana"...
Confido ne farai buon uso.
E tenete duro, che fra un pò ridiscendo (anzi, geograficamente ri-Ascendo) tra di voi!!!


Ed ecco le foto!





GRAZIE MAURO!

domenica 2 novembre 2008

Ricercatori e Precari in Piazza Vittorio: 3, 4, 5 Novembre 2008

Ricercatori e Precari di Agraria e Medicina Veterinaria saranno presenti in Piazza Vittorio Veneto a Torino per fare lezione all'aperto e proseguire i loro impegni in piazza invece che in ufficio, sempre per protestare contro la Legge 133/08.
Ecco le informazioni:

LUNEDI' 3 NOVEMBRE: PIAZZA VITTORIO VENETO - POMERIGGIO

MARTEDI' 4 NOVEMBRE: PIAZZA VITTORIO VENETO - MATTINO

MERCOLEDI' 5 NOVEMBRE: PIAZZA VITTORIO VENETO - POMERIGGIO

sabato 1 novembre 2008

Siamo sul Manifesto!

MAGGIORANZA
La Gelmini è legge, soldi alle private
In arrivo anche la riforma universitaria
Eleonora Martini
ROMA


Uno due tre. Neanche il tempo di incassare il primo colpo che Silvio Berlusconi già preannuncia il secondo affondo e Mariastella Gelmini il terzo. Tre ore dopo aver riscosso il sì definitivo del Senato che ha trasformato il decreto Gelmini in legge dello stato, il presidente del consiglio parlando ieri mattina alla platea di Confcommercio delinea meglio l'orizzonte politico nel quale si inquadrano i recenti provvedimenti governativi in materia di istruzione: più fondi alle scuole private. E la ministra dell'Istruzione, liberata dal mutismo che l'aveva colta durante il dibattito parlamentare, promette che presenterà entro una settimana il nuovo piano per l'università. E a qualcuno già tremano i polsi. Sordo a ogni protesta e critica sollevate dentro e fuori il Parlamento, il Cavaliere non può certo permettersi di ignorare il dissenso levatosi dalle scuole cattoliche che sono la maggior parte degli istituti paritari, soprattutto d'infanzia. I tagli previsti in finanziaria infatti colpiscono anche loro, soprattutto le più piccole e quelle sorte nelle aree a rischio sociale più elevato, come ha ricordato ieri l'Avvenire, il quotidiano della Cei. Difficile in questo caso liquidare i critici come «facinorosi» o «cretini in malafede».
Parole simili sono invece risuonate anche ieri nell'aula di Palazzo Madama durante il breve lasso di tempo dedicato alle dichiarazioni di voto prima dello scrutinio finale. Pochi secondi per la votazione elettronica, e con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti il Senato dà il via libera definitivo. Dal prossimo anno, dunque, le istituzioni scolastiche dovranno costituire «classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali», come recita l'articolo 4 del decreto 137. E poco conta che Berlusconi li abbia ribattezzati, correggendo la ministra dell'Istruzione, «maestri prevalenti». Voti espressi in decimi, grembiulini per chi ancora non li usava e voto di condotta "pesante", sono invece nuove norme già introdotte e applicate da settembre nelle scuole. Per quanto riguarda poi l'adozione dei libri di testo che dovrà avvenire con cadenza quinquennale - l'unico articolo del decreto che non ha suscitato protesta da parte delle famiglie - c'è tutto il tempo per monitorarne l'applicazione, visto che molti editori hanno già fatto sentire la propria voce. «La scuola cambia - ha commentato dopo la scontata approvazione, esultante, Mariastella Gelmini - Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione. Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento. Entro una settimana presenterò il piano sull'università». La "riforma" completerà l'opera di demolizione già iniziata dal governo con i tagli in finanziaria previsti nel dl 133.
Ma le sforbiciate, inferte con particolare accanimento sull'istruzione pubblica, sembrano avere vita breve con le scuole private e soprattutto quelle cattoliche. «Sono deciso a mantenere la manovra così com'è - ha annunciato Berlusconi dal consiglio generale della Confcommercio - Ma questo non vieta che all'interno ci possano essere dei margini di differenze, per esempio nella distribuzione delle risorse tra i vari ministeri ho visto cose che per la scuola privata vanno corrette». Per i soldi si fa presto: ci sono «molte possibilità» con i fondi «che vengono dall'Europa - ha spiegato il premier - Noi siamo i terzi contribuenti». La palla viene colta al balzo dalla Federazione scuole materne di ispirazione cristiana (Fism) che riunisce il 60% degli istituti paritari del Paese: «Attendiamo un provvedimento che corregga il taglio di 133 milioni previsto dalla finanziaria per il 2009», afferma il segretario Luigi Morgano. Perché, dice, «la parità giuridica deve essere riconosciuta nei fatti dalla parità economica».
Il Cavaliere stavolta non contraddice e ammette che i tagli ci sono stati. Al contrario, definendo il voto del Senato «un gran risultato», non perde occasione per svilire la protesta di studenti e insegnanti. «Spiace soltanto - dice il premier riconoscendo finalmente l'ampiezza del movimento - che siano stati presi in giro tutti questi ragazzi che sono in giro per Roma, o anche nelle altre città, perché evidentemente è una truffa che si è combinata alle loro spalle». Poi, smentendo ancora una volta la sua ministra, aggiunge che sull'università «ancora nulla è stato deciso» e precisa: «Non c'è nulla di ciò che ho letto nei volantini che corrisponda alla realtà. Nulla di nulla».
Chissà se, oltre ai volantini, Berlusconi ha sentito almeno l'appello lanciato dagli studenti del liceo Orazio di Roma e letto ieri in aula al Senato dalla capogruppo Pd, Anna Finocchiaro, che chiedeva all'esecutivo di ascoltare «il nostro parere: il parere degli studenti». Se fosse così il Cavaliere avrebbe senz'altro capito quello che la senatrice Finocchiaro ha scandito suscitando il lunghissimo applauso dell'opposizione: «Ora pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese».

LAUREE IN CORTILE
La cerimonia di consegna delle lauree nella facoltà di Agraria e Veterinaria, a Grugliasco (Torino), ieri mattina è avvenuta non nelle consuete sedi accademiche, ma all'esterno, nel cortile del campus, dove dall'inizio di ottobre è stato allestito una sorta di accampamento per protestare contro la riforma del ministro Gelmini. L'iniziativa, che ha unito ulteriormente docenti e studenti, nasce proprio come forma dicontestazione alla legge appena approvata in Senato. «Fare una proclamazione diversa dal solito - ha detto un laureando, Domenico - è di per sé interessante. Se poi può servire a qualcosa, perché no?». «La forma di protesta attuata dai nostri studenti - ha spiegato il preside, Bartolomeo Biolatti - è del tutto civile e, tra l'altro, non interferisce con l'attività didattica. Stanno manifestando un malessere che avvertiamo un po' tutti». Intanto la Regione Abruzzo si appresta a presentare ricorso contro il decreto sulla scuola del ministro Mariastella Gelmini. Lo ha annunciato il capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale.

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